La musica durante la gestazione è molto importante. Ormai lo sanno tutti, ed è quasi diventata una moda. Si sente parlare, infatti, della musica classica come elemento fondamentale connesso all’ascolto e alla trasmissione di sonorità capaci di rilassare il feto e di far vivere, allo stesso tempo, la gravidanza in maniera più armoniosa

Ma perché proprio la scelta della musica classica? In realtà è necessario comprendere innanzitutto cosa scaturisce dalle vibrazioni e come queste siano connesse tra madre e figlio. Per capirlo bisogna andare alla radice del suono e di come si sviluppa il senso dell’udito che è già innato in ciascun individuo ancora prima di nascere. O meglio. Sarebbe più corretto dire che non è sviluppato in termini di ricezione sonora, in quanto questo senso si sviluppa dopo la nascita, ma a livello di percezione di vibrazioni. Il suono, infatti, è dato dalle vibrazioni regolari emesse da un corpo elastico sottoposto a una forza esterna (l’aria per esempio diviene corpo sonoro quando introdotta in un tubo con almeno una delle due estremità in comunicazione con l’esterno). Il feto, dunque, attraverso il contatto per intrauterina, percepisce tali vibrazioni prodotte dall’esterno e ne risponde con impulsi primordiali dati dall’esperienza corporea.

Si pensi a Beethoven il quale, a causa della sua sordità, per comporre appoggiava spesso l’orecchio sul pianoforte. Lo sfregamento delle corde che produce delle vibrazioni gli permettevano di percepire le altezze sonore. Lo stesso motivo per cui anche il professore di solfeggio e armonia del Conservatorio di Ginevra Emile Jaques-Dalcroze (1865-1950) definisce molto importante la motricità, intendendo l’elemento ritmico insito in ciascuno di noi. Questo lo viviamo ancora prima di nascere attraverso la pulsazione cardiaca, primissima forma di ritmo, naturale, primordiale, fisiologico. È evidente, quindi, che un ritmo sostenuto o uno strumento più melodioso e meno ritmico tenderà a rilassare, mentre strumenti percussivi o poco armoniosi tenderanno a stimolare il nervo craniale a contatto con la madre. Nella stessa musica classica bisogna quindi saper scegliere con cura brani o autori. Non possiamo improvvisarci! Mozart può tendere a rilassare poiché nelle sue opere è molto presente il flauto dolce, strumento armonioso; la musica rock invece, possiede toni graffiati e martellanti, dunque agiterà il feto. Per fare degli esempi. Molto importante invece è la voce materna, poiché viene a contatto diretto e naturale. Scegliamo dunque con cura la nostra playlist, specie quella che può esserci d’aiuto per affrontare il travaglio!

 

Bibliografia:

Rossi, Paolo A.-Leoni Stefano A.E., Manuale di acustica e di teoria del suono, Torino, Rugginenti Editore, 2005

Ferrar, Franca, Spaccazocchi, Maurizio, Guida all’esame di educazione musicale, Editrice la scuola

Sitografia: https://www.divulgazionedinamica.it/blog/musica-in-gravidanza/