Per alimentazione complementare s’intende l’introduzione di cibi diversi dal latte materno o in formula. Oggi questo termine è preferibile allo “svezzamento”, che implicava ingannevolmente un ruolo di cessazione dell’allattamento al seno. Infatti, il ruolo primario dell’alimentazione complementare è quello di aumentare la diversità dietetica, non sostituendo in toto l’allattamento al seno.

“Lo svezzamento” inizia non prima del IV mese e preferibilmente non oltre il VI mese e continua per tutto il primo anno di vita. In questo periodo l’alimentazione dev’essere necessariamente varia, per coprire meglio i crescenti fabbisogni nutritivi. L’inserimento di altri alimenti deve essere graduale e controllato. Varie evidenze scientifiche hanno dimostrato che non sembra giustificato un divezzo prima dei sei mesi di vita nei bambini allattati al seno. L’OMS ritiene che l’allattamento al seno esclusivo, in neonati sani e di adeguato peso alla nascita, possa proseguire con beneficio per i primi sei mesi di vita, anche se potrebbero rendersi necessarie strategie alternative per i gruppi a rischio come i neonati di basso peso alla nascita.

A 6 mesi il fabbisogno calorico deve essere coperto solo per il 50% dai nuovi alimenti. I più adatti sono:

  • cereali e derivati (crema o semolino di riso, farine lattee), come fonte energetica. Secondo l’opinione più diffusa e antica, non andrebbero aggiunti alla dieta prima del VI mese, cibi contenenti glutine [1](frumento, orzo, avena, segale), poiché in bambini geneticamente predisposti alla celiachia possono aumentare il rischio di manifestazioni della sintomatologia. Secondo recenti studi, invece, possono essere aggiunti anche prima, cioè al IV-V mese, per favorire la manifestazione dei sintomi e indirizzare l’alimentazione del bambino verso una dieta priva di glutine; questa sembrerebbe la via migliore per prevenire le complicanze della protratta assunzione di glutine in bambini predisposti.
  • frutta fonte di fibre, minerali e vitamine
  • in modo progressivo verdure (fonte di fibre, minerali e vitamine), olio di oliva (fonte energetica e di acidi grassi essenziali), formaggio grattugiato (fonte di proteine e calcio) e omogeneizzati di carne (fonte di proteine, ferro e vitamine del gruppo B).

Durante l’alimentazione complementare, si rendono necessari alcuni accorgimenti:

  • non addizionare i cibi con sale, zucchero e spezie;
  • non introdurre prima del V-VI mese alimenti potenzialmente allergizzanti quali: uova, pesce, fragole, arachidi, mandorle, noci, nocciole; se c’è familiarità allergica tali alimenti sono sconsigliati fino ad un anno;
  • procrastinare l’introduzione di bieta e spinaci, per la presenza di nitrati, di formaggini e prosciutto cotto, per la presenza di polifosfati.

Tradizionalmente i primi alimenti dati al bambino con un cucchiaino 2-3 volte al giorno dopo la poppata al seno sono omogeneizzati. Una volta accettato il cucchiaino, si passerà ad una transizione verso i cibi solidi, prima sminuzzati e poi via via in pezzi più grandi che richiedono la masticazione.

L’obiettivo finale è di fornire al bambino di 1 anno di vita, 3 pasti principali al giorno, più merende, e 3 o 4 poppate al seno per un incremento della quota idrica.

 

[1] Nell’allergia dell’età pediatrica c’è sovente un recupero della tolleranza; ma i test stimolo di verifica di allergenicità possono essere effettuati dopo i 2 anni di età, per questa ragione un criterio essenziale per una diagnosi sicura di allergia alimentare è la risposta ad una dieta per eliminazione.  (M.Elia et al., Nutrizione clinica, Casa editrice Ambrosiana, 2018).

 

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