Per questa mia rubrica “Tradotti per voi” vorrei citarvi un libro che credo mi rappresenti molto “Being There: The Benefits of a Stay-at-Home Parent” di Isabelle Fox e Norman M. Lobsenz che tratta del concreto quanto straziante sia il problema di a chi affidare il bebè una volta che, terminato il periodo della maternità o del congedo parentale, si deve tornare a lavoro.

Questo libro si rivolge prevalentemente a quei genitori che sono in una buona posizione finanziaria tale da permettersi di scegliere, ma mi permetto di dire, in parte smentendo il libro, che questa non è e non deve essere la regola.

Il mio lavoro di traduttrice in house l’avevo scelto sin da prima di trovare la mia dolce metà perché sentivo che sarebbe stato giusto, un giorno, dovermi occupare in prima persona di un mio ipotetico figlio e soprattutto godermelo totalmente, senza perdermi nulla. Ovviamente quando è nata la mia prima figlia, e intuendo quanto la presenza materna fosse di assoluta importanza almeno nei primi anni di vita, volendo allattare con tutte le mie forze, e complici anche le tante notti insonni, pian piano anche il mio lavoro ha ovviamente risentito. Ho dovuto limitarlo, ma a distanza di 4 anni non me ne pento e anzi sono stata così felice e mi sento così realizzata di essermi goduta a pieno la mia maternità che ho ripetuto la scelta anche col mio secondo figlio.

Sono conscia del fatto che non è semplice affrontare e ascoltare un argomento del genere, e che soprattutto possa generare ostilità. Non si è pronti perché forse c’è anche un retaggio culturale su determinati argomenti. In questo caso, più facilmente sul cosiddetto femminismo, ma senza dubbio la realizzazione professionale è tanto importante per le donne quanto per gli uomini. Tuttavia l’obiettivo del libro che vi ho citato così come quello del mio articolo è quello di spostare l’attenzione sui bisogni dei nostri bebè, nonché sul tentativo di aumentare la consapevolezza dell’essere genitori, in modo che sia le mamme che i papà comincino a rispettare e ad apprezzare il proprio ruolo.

La profonda importanza della continuità dell’accudimento di almeno un genitore nei primi anni di vita di un bambino è un dato oggettivo oltre che reale. Diceva Thomas Gordon “Nei primi anni di vita è necessaria la presenza quasi costante del genitore. Il neonato ha bisogno dei propri genitori e ne ha un bisogno disperato”. Soprattutto nei primi due anni di vita quando, da neonati o lattanti che non sanno e successivamente potrebbero non aver ancora imparato del tutto o in parte a comunicare verbalmente, è di fondamentale importanza che i genitori trascorrano molto tempo a contatto con i bambini.

Il genitore ha il compito di decifrare accuratamente e adeguatamente il comportamento non verbale del neonato-bambino, sapendo utilizzare con competenza un segnale di ritorno della propria decodificazione. Per fare un esempio davvero elementare al messaggio non verbale “pianto” il genitore dovrà utilizzare un segnale di ritorno ugualmente non verbale come, ad esempio, “latte”. Ed è solo con la totale e quotidiana vicinanza che si impara a conoscere il proprio figlio meglio di chiunque altro.

Ad esempio la cosiddetta “caregiver roulette”, l’avvicendarsi di persone sempre diverse che si prendono cura del bambino ha davvero effetti catastrofici. Purtroppo, di solito, quando mamma e papà lavorano entrambi fuori casa, specie se a tempo pieno, l’ottanta per cento delle ore di veglia del bambino vengono trascorse insieme a genitori sostitutivi (nonni, maestre del nido), che spesso si avvicendano con frequenza disturbante. Questa discontinuità di cure è emotivamente devastante con effetti assolutamente negativi per tutta la vita, sulla capacità dei bambini di fidarsi dei genitori o adulti in genere, di relazionarsi con gli altri, di imparare, di sviluppare ottimismo nella vita. Parliamo di una vera “perdita” durante l’infanzia. Di un senso di abbandono, spesso trascurato per tanti motivi, anche e soprattutto perché i bambini sembrano adattarsi velocemente ai cambiamenti, sfoderando subito dopo il pianto grandi sorrisi. Ma i veri effetti di tanti “traumi” possiamo vederli solo in seguito.

I ricercatori hanno confermato che molti bambini che soffrono di discontinuità nelle persone di riferimento, e che quindi non sviluppano attaccamenti sicuri, corrono un rischio molto maggiore per lo sviluppo di problemi che affliggono sempre più la nostra società come droga, depressione.

Tutto ciò potrebbe creare sensi di colpa, è vero, ma credo sia davvero giusto soffermarsi su un tale argomento. Tuttavia il libro si rivolge alla maggior parte dei genitori, che hanno una maturità emotiva tale da essere amorevoli con i loro figli e sapersi mettersi in discussione.

Purtroppo nella società odierna molti giovani pensano di poter godere di tutti gli aspetti della “bella vita” nello stesso momento. Ovvero essere genitori, persone in carriera o il non rinunciare ad avere due redditi sostenendo che oggi non ce la si fa… la domanda è: prima ce la si faceva? In fondo basterebbe solo, nella maggior parte dei casi, sacrificare per un po’ alcuni aspetti della propria vita, sicuramente non indispensabili quando il bambino è troppo piccolo, che possono poi tornare ad esserci dopo. Almeno un genitore, preferibilmente per ovvie ragioni la mamma, senza che questo voglia essere un tornare ai tempi antichi o un attacco al diritto di una donna di fare carriera o di lavorare, dovrebbe occuparsi almeno durante i primi due-tre anni di vita del bambino principalmente di lui. Si tratta magari solo di mettere “in pausa” o di arginare per così dire la propria carriera, dando temporaneamente la precedenza alla genitorialità, pensando, perchè così è, di godere di una immensa ricchezza. È molto comune avere paura di non tornare più a lavoro o di non poter riprendere più in mano la carriera lì dove la si era lasciata per accudire i bambini, ma in realtà non è così. Io non ho mai smesso ad esempio di tradurre e ho addirittura iniziato questa nuova avventura con la casa editrice. Ho semplicemente riorganizzato la mia vita, ridotto il lavoro, dando la precedenza ai miei figli e al loro sentirsi sicuri. E non sapete quanto giovamento ne abbia trovato! Mi sono sentita davvero soddisfatta e competente. Inoltre ornai con la didattica online è possibile prendere tante lezioni, conseguire master e colmare così il divario occupazionale se si è stati completamente fermi. E poi esistono davvero tanti lavori che si possono fare da remoto!

Certamente le pressioni economiche, sociali e quelle dei media, sono molto più pesanti per i genitori rispetto al passato, ma il libro che ho citato all’inizio è stato scritto per il bene dei nostri bambini, che sono comunque vittime delle scelte dei genitori e che da soli non possono parlare. Si cerca pertanto di dar voce a questi bambini, pur riconoscendo il difficile dilemma che i loro genitori, al giorno d’oggi, devono affrontare.

La teoria dell’attaccamento spiega come diventiamo sicuri, prima come bambini e poi come adulti. Lo psichiatra inglese, John Bowlby, è stata una delle prime autorità a osservare e descrivere il significato del legame precoce tra i neonati e le loro madri e a sviluppare una teoria dell’attaccamento che spiega che il bambino si sente più sicuro quando si trova nelle immediate vicinanze della persona che si prende cura di lui o lei.

Certamente è importante che ogni genitore valuti se restare o meno tutto il tempo a casa col bambino valutando pro e contro ma un’altra cosa che non si può sottovalutare è anche il fatto che i genitori sono molto più motivati ​​e in grado di fornire ai loro figli un ambiente sociale e intellettuale molto più ricco rispetto alla persona a cui i bambini vengono affidati. In generale, il genitore sarà più disposto ed entusiasta di proteggere, trattenere, coccolare, confortare, nutrire, giocare, stimolare e comunicare con il proprio bambino.

Ad ogni modo i benefici sono molteplici, e a pensarci bene, restare a casa col proprio bambino è una scelta economica, rispetto ad esempio a baby sitter o asili nido privati, e inoltre è meno stressante e più facile che organizzarsi per andarlo a “recuperare”. L’attenzione si concentra sulla famiglia senza distrazioni lavorative e altre complicazioni che i genitori che lavorano devono affrontare quotidianamente…e poi… saranno ancora “i nostri bambini” dopo che sono stati dalla mattina alla sera dai nonni o al nido?

Certo non si può dire che stare a casa con i propri figli sia semplice. Ci saranno giorni in cui si vorrebbe fare a cambio col proprio marito per una giornata di 8 ore in ufficio, ma non perdersi le prime volte, mai, dei propri figli, senza webcam o video registrati, essere la loro prima influenza prima che vadano a scuola e insegnare loro continuamente qualcosa di nuovo, sapere di aver ben rimediato se è scappato un piccolo rimprovero, tutto questo è impagabile.

Per quanto non vogliamo pensarci, i nostri figli crescono con una velocità straordinaria. Quando sono cresciuti, è tutto finito. Non è possibile tornare indietro e riavvolgere il nastro. E diciamocelo, voler fare i genitori attaccati quando hanno ormai 30 anni e devono andare per la loro strada, è quando di più patetico ci possa essere.

Con questo post così come hanno sicuramente fatto gli autori del libro, vorrei incoraggiare sia i futuri che i nuovi genitori a fare qualsiasi sacrificio e adattamento temporaneo sia necessario per poter accudire i nostri bimbi durante i loro anni più vulnerabili e formativi.

Sappiamo tutti che è più probabile che i semi fioriscano abbondantemente e producano frutti deliziosi se vengono piantati in un terreno fertile, annaffiati regolarmente e nutriti con abbondante luce solare. I bambini non sono diversi.

 

Gli articoli della rubrica “Tradotti per Voi” curata da Sabrina Rega sono il frutto di una traduzione e successiva rielaborazione anche con l’ausilio di più fonti, al fine di creare un articolo quanto più ricco, completo e personale possibile.

Bibliografia e sitografia:

Being There: The Benefits of a Stay-at-Home Parent (Isabelle Fox e Norman M. Lobsenz)

http://foxbeingthere.com/blog/ by Robert M. Fox

Genitori Efficaci by Thomas Gordon

https://www.verywellfamily.com/reasons-stay-at-home-mom-3129003

Il bambino naturale