Che si stia pianificando una gravidanza, che si aspetti già un bebè o che si abbia un neonato da allattare, i prodotti della pesca, tra cui anche molluschi e crostacei, sono uno degli alimenti da preferire.

Essi sono infatti alimenti ricchi di proteine (in media 16-17g per 100g di parte edibile), poveri di glucidi e con una quota lipidica variabile e dipendente dalla specie, dal sesso e dalla stagione – ma raramente elevata – e, inoltre, il loro contenuto calorico è abbastanza modesto, il che permette soprattutto in una donna in gravidanza di non accumulare troppo peso.

La distinzione tra pesci magri, grassi e semigrassi è da considerarsi ormai superata. Infatti, il tenore in lipidi di uno dei pesci considerato tra i più grassi, lo sgombro, è sensibilmente inferiore alla quantità di grasso presente nel formaggio o nella mozzarella.

Le proteine del pesce, inoltre, sono di elevato valore biologico e sono ricchi di vitamine. Sono presenti infatti quantità variabili di vitamine sia idrosolubili e liposolubili: B1, B2, B6, B12, VIT PP, A, E, D, folati. I prodotti ittici permettono anche di coprire una buona percentuale dei livelli di assunzione raccomandati di alcune vitamine soprattutto B6, D, PP. Con l’assunzione di una porzione di prodotti della pesca si supera il LARN della B12.

Il maggior contenuto di sali minerali è, invece, presente in molluschi e crostacei, soprattutto sodio, ferro, selenio e zinco (nelle ostriche dipende da contaminazione ambientale) ma sono comunque presenti anche negli altri prodotti della pesca.

Un’altra caratteristica importante è il contenuto di iodio. Una carenza, anche lieve, di quest’ultimo può provocare in gravidanza e nell’infanzia dei gravi danni.

È molto importante cuocere il pesce, considerando che durante la gravidanza e l’allattamento non si può mangiare pesce crudo. Tuttavia, la cottura può comunque determinare la perdita significativa di sali minerali e vitamine, soprattutto quelle idrosolubili. Tali perdite dipendono molto dal modo in cui viene cotto, e saranno maggiori se l’alimento viene bollito e minori se viene fritto. A ogni modo, anche nel bollito, è possibile limitare le perdite di sostanze idrosolubili utilizzando una minore quantità di acqua.

Se abbiamo la necessità di conservare il pesce, ricordiamo che la surgelazione è la tecnica che mantiene meglio delle altre le concentrazioni di proteine e grassi rispetto al prodotto fresco.

Consumare pesci di piccola media taglia, specie in bambini e in donne in gravidanza, è infine la scelta migliore per limitare il bioaccumulo di metalli pesanti.

 

Bibliografia: Fondamenti di Scienza dell’alimentazione. Maurizio La Guardia, Santo Giammanco, Marco Giammanco. (Edises edizioni, 2010)