In un periodo come quello attuale, fortemente caratterizzato dall’emergenza pandemica da COVID 19, in cui la sostenibilità dei sistemi sanitari è sicuramente un tema di particolare rilevanza, la prevenzione rappresenta uno strumento fondamentale per risparmiare risorse. L’evidenza del ruolo sociale e del valore etico ed economico delle vaccinazioni risulta fondamentale per ripensare alla prevenzione come un sistema di “investimento” in salute.

I vaccini si collocano senza dubbio tra gli interventi più efficaci e sicuri a disposizione della Sanità Pubblica per la prevenzione delle malattie infettive. Difatti, grazie alla loro introduzione, lo scenario epidemiologico delle malattie per le quali è disponibile la vaccinazione è radicalmente mutato in pochi decenni, portando alla drastica riduzione della letalità di tali patologie in Italia e in molti Paesi del mondo e determinando risultati eccezionali, come l’eradicazione di vaiolo e, nella maggior parte dei Paesi, della poliomielite. Oggi appaiono quindi lontane le drammatiche conseguenze di gravi malattie come quest’ultima e la difterite, e sempre più si riescono a ridurre decessi e ricoveri ospedalieri per altre malattie prevenibili con la vaccinazione, come il morbillo, la rosolia, la parotite e le meningiti. Benché il miglioramento delle misure igienico-sanitarie sia stato di grande ausilio in tale processo, non si può prescindere dal ruolo che le vaccinazioni hanno avuto nel far scomparire patologie pericolose e spesso invalidanti.

Le vaccinazioni possono quindi essere definite come un “intervento collettivo”, riducendo il numero di individui suscettibili all’infezione. Il beneficio è dunque diretto, derivante dalla vaccinazione stessa che immunizza totalmente o parzialmente la persona vaccinata rispetto alle conseguenze di una patologia, e indiretto, in virtù della creazione di una rete di sicurezza a favore dei soggetti non vaccinati, che riduce il rischio di contagio.

La straordinarietà dello strumento è data dal fatto che esso, a fronte di un modesto impiego di risorse, comporta  rilevanti benefici in termini di immunità individuale e immunità collettiva.

Una popolazione sana risulta essere uno dei principali fattori di crescita economica e sociale di un Paese, in quanto incrementa la produttività grazie a una maggior forza lavoro, retribuzioni più alte, maggior consumo e risparmio. Quello che sta accadendo con la pandemia da COVID 19 ne è la dimostrazione.

Difatti, i costi di un programma vaccinale possono essere previsti, programmati e molto più contenuti rispetto al costo (imprevedibile) per la patologia che si vuole evitare, ai costi sanitari e non, legati all’assistenza sanitaria e ai trattamenti farmacologici o all’assistenza domiciliare di un soggetto malato (diretti), ai costi indiretti legati alla perdita di produttività per malattia e/o disabilità, ai costi umani in termini di sofferenza e dolore.

Le vaccinazioni, se relazionate all’età e alle possibili ricadute sulle attività sociali ed economiche, possono dunque essere considerate un investimento a lungo termine (popolazione pediatrica), medio-lungo (popolazione adolescente), breve termine (popolazione adulta e anziana).

Dunque, i vaccini rappresentano un grande valore dal punto di vista umano, etico e sociale. Essi infatti sono in grado di venire incontro al bisogno di salute della popolazione e il riconoscimento del loro valore deve essere condiviso tra tutti coloro che operano nel sistema sanitario e i cittadini.

Questa condivisione è indispensabile per garantire la consapevolezza dell’indiscutibile validità dell’intervento vaccinale e la sua accettabilità sociale. È dunque importante promuovere lo sviluppo di una vera e propria “cultura vaccinale”, atta a sviluppare nel cittadino una maggiore consapevolezza circa le potenzialità delle vaccinazioni e a contrastare invece il diffondersi di fuorvianti falsità e pericolosi pregiudizi.

È importante segnalare come recentemente il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) si sia espresso con una mozione sull’importanza delle vaccinazioni. Il testo recita: “È un dato allarmante che la diminuzione della copertura vaccinale ha determinato un sensibile aumento dei casi di morbillo in tutto il mondo. Negli ultimi anni in Italia sono stati segnalati migliaia di casi. La stessa OMS ha esplicitamente richiamato il nostro Paese a prendere provvedimenti a riguardo. A oggi nelle nostre regioni si sono inoltre verificati diversi casi di meningite, alcuni mortali”.

Occorre prendere atto di questi dati e rimarcare la viva preoccupazione per la tendenza sempre più diffusa in Italia a dilazionare o addirittura rifiutare la somministrazione delle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate dalle Autorità Sanitarie e universalmente riconosciute come efficaci.

In conclusione, è nostro dovere, come genitori e come cittadini, favorire l’adesione alle vaccinazioni per le seguenti motivazioni:

  1. i vaccini costituiscono una delle misure preventive più efficaci, con un valore non solo sanitario, ma etico intrinseco assai rilevante. Di conseguenza, è assolutamente necessario che le vaccinazioni, sia obbligatorie sia raccomandate, raggiungano una copertura appropriata (95%). In particolare è necessario potenziare le strutture sanitarie del territorio e promuovere efficaci campagne d’informazione, comunicazione ed educazione finalizzate a illustrare l’importanza delle vaccinazioni a livello individuale e collettivo e a richiamare i cittadini a scelte consapevoli e corrette nel proprio stesso interesse. A tale proposito non si può non stigmatizzare il diffondersi di falsità e pregiudizi, ad esempio quelli riguardanti l’esistenza di una presunta correlazione tra vaccinazioni e insorgere dell’autismo, ipotesi invece destituita di qualsiasi fondamento scientifico, come è stato nuovamente dimostrato in diversi studi.
  2. Va ricordato ed evidenziato che per ragioni di comprovata sicurezza ed efficacia, i vaccini sono annoverati tra le misure cui attribuire priorità nella pianificazione degli interventi di copertura sanitaria della popolazione. La circostanza che essi siano destinati per lo più ai bambini, introduce inoltre un importante fattore di equità poiché consente la protezione di una categoria di soggetti vulnerabili. Del resto, le vaccinazioni prescritte rientrano nella responsabilità genitoriale secondo il criterio dell’interesse superiore del fanciullo e del suo diritto ad essere vaccinato. Conseguenza del rifiuto è un aumento del rischio dei bambini a frequentare molteplici ambienti (ospedale, scuola, palestre, piscine, ambienti ludici pubblici e privati) che diventano rischiosi proprio a causa del rifiuto. Soprattutto vengono messi in serio pericolo i soggetti più vulnerabili che per ragioni mediche non possono vaccinarsi. Peraltro, va notato che, come fondamento della decisione di vaccinarsi, oltre all’effetto di protezione delle vaccinazioni (c.d. herd immunity) e alle connesse motivazioni di carattere solidaristico e cooperativo, vanno aggiunte ulteriori motivazioni riguardanti l’interesse personale: in assenza di una ottimale diffusione della vaccinazione, il rischio individuale di ammalarsi è grandemente superiore ai rischi connessi al vaccino. Non si dimentichi infatti che l’eradicazione di una malattia infettiva non può essere assicurata esclusivamente da altre misure igienico-sanitarie, come dimostrato dall’attuale pandemia.

In conclusione, si ritiene che come cittadini e genitori abbiamo il dovere di vaccinarci e di vaccinare i nostri figli, sia per la grande sicurezza ed efficacia dei vaccini che vengono utilizzati, sia perchè il beneficio del vaccino è non solo diretto, in quanto immunizza e protegge la persona vaccinata rispetto alle conseguenze di una patologia, ma anche indiretto, in virtù della creazione di una rete di sicurezza a favore dei soggetti non vaccinati, che riduce il rischio di contagio.