Per chi ancora non l’avesse visto, che sia un genitore, un insegnante, un familiare o qualsiasi altra persona, consigliamo fortemente la visione di questo film, Il talento del calabrone, regia di Giacomo Cimini. Un prodotto italiano, che con la maestria recitativa di Sergio Castellitto in primis e di Anna Foglietta e Lorenzo Richelmy poi, capaci di tenere alta la suspence e l’attenzione in 84 minuti che non lasciano spazio quasi per nulla a cambi di scena o di dialogo, ci parla di un tema terribile e molto attuale, che emerge solo negli ultimi minuti e che lascia l’amaro in bocca, una nostalgia e una tristezza indicibile e che forse ci riporta anche indietro a episodi quasi certamente vissuti da tutti quanti noi, seppur in maniera più ridotta.

Bullismo.

Le note di musica classica di sottofondo non scacciano l’attenzione dal tema, ma lo esaltano e portano a riflettere. Da dove nasce questo fenomeno? Cosa sottende? Siamo colpevoli o siamo stati vittima di bullismo?

Difficile farne un quadro esatto ma, come evidenzia il film in maniera sottile eppure pungente, è un fenomeno che mette sicuramente le basi anche a casa.

E allora come genitori non facciamo in modo di essere i primi con cui i nostri figli hanno paura di parlare, di dirci cosa succede perché timorosi del nostro giudizio, di non essere all’altezza. Evitiamo di essere i primi a sopraffare i nostri figli col nostro desiderio che siano come noi li vogliamo senza far emergere le loro vere attitudini, senza educarli a essere forti, a dire la loro per non deluderci. Non facciamo che a casa manchi l’amore, così da desiderare di distruggere quello degli altri. Siamo attenti. Che non ci basti un “tutto bene a scuola mà”. Gli anni della preadolescenza e dell’adolescenza portano dietro tanta fragilità. Si deve fare i conti con un corpo che cambia e che spesso non piace, che è ancora in divenire, si deve fare i conti con il confronto con gli altri, che spesso spiazza, con le aspettative di genitori, insegnanti fosse anche solo che sono nella testa dei ragazzini. Dietro il bullismo ci sono spesso storie di profonda insicurezza. C’è tanto, forse troppo, impossibile da racchiudere in un articolo. Ed è certamente un fenomeno da denunciare sì, ma anche da cercare di capire, per far sì che certe cose accadano sempre meno.

Probabilmente stare attenti non basterà, è indispensabile fare la nostra parte.

E che se ne parli il più possibile: prima era qualcosa che non si conosceva pur esistendo. Oggi ha un nome.

Fate girare questo articolo e altro che trovate sull’argomento. Facciamo informazione. Aiutiamoci.

E buona visione.