La filastrocca è un componimento breve in rima che può avere come protagonisti sia personaggi della realtà di tutti i giorni, sia figure di fantasia. Possiamo immaginare la filastrocca come una terra di confine tra il reale e il fantastico, una terra dove c’è spazio per tutto e per tutti.

Grazie a questa libertà di contenuto, la filastrocca ha la facoltà di spaziare da argomenti scolastici a denunce sociali, da problemi di ingiustizia a pensieri augurali. Insomma, nella scuola di oggi, troviamo filastrocche per qualsiasi tipo di tema che vengono utilizzate con tanti scopi diversi.

Come prima cosa, essendo la filastrocca di origine popolare, sicuramente è utile per tramandare la tradizione, basti pensare a quelle filastrocche “evergreen” che conoscevano in principio i nostri nonni, che abbiamo conosciuto noi e che, probabilmente, conosceranno i nostri nipoti.

“Trenta dì conta novembre,

con april, giugno e settembre,

di ventotto ce n’è uno,

tutti gli altri ne han trentuno.”

 

Inoltre, le filastrocche possono essere utilizzate anche per proporre alle alunne e agli alunni l’articolazione di suoni particolari, facendo loro scoprire la bocca come primo strumento da imparare a suonare.

 

“Cia, cio, ciu

Che impaccio guarda tu!

Gia, gio, giu

Tu non ragioni più.

Ca, cu, co

E adesso che farò?

Ga, gu, go

Di certo piangerò!”

 

Per non parlare, poi, dell’utilizzo di questi componimenti per l’apprendimento dei giorni della settimana, dei mesi dell’anno, delle tabelline, delle dita della mano, delle note musicali (e potrei andare avanti ancora molto). In questo caso, le filastrocche vengono usate per far ricordare a studentesse e studenti, la corretta successione degli elementi in questione.

 

“Il pollice dice che non c’è pane.

L’indice dice: «Lo compreremo.»

Il medio dice: «Come faremo?»

L’anulare dice: «Ce n’è un pezzettino.»

Il mignolo dice: «Datelo a me che sono il più piccino.»”

 

Avendo un ritmo cadenzato e ripetitivo, spesso le filastrocche vengono anche utilizzate alla scuola dell’infanzia per raggiungere i prerequisiti alla letto-scrittura. Grazie alla scansione ritmica, bambine e bambini riusciranno a muoversi nello spazio del foglio in modo ripetitivo e continuativo e, successivamente, saranno sostenuti anche nella scansione sillabica.

Restando alla scuola dell’infanzia, le filastrocche vengono più volte ripetute o canticchiate per scandire i momenti della giornata: per il momento dell’appello, per la formazione della fila per andare in mensa o per richiamare il silenzio nel momento di lavoro.

 

“Uno, due, tre

che rumore c’è?

Quattro, cinque, sei

ora lo scoprirai.

Sette, otto, nove

il tamburo fa le prove

per il silenzio riportare

in un battito di cuore.

Uno, due, tre

il rumore più non c’è.

Quattro, cinque, sei

lui non fallisce mai!

Sette, otto, nove

il tamburo fa le prove

per il silenzio riportare

in un battito di cuore.”

 

In conclusione, possiamo affermare che l’importanza della filastrocca per giocare, divertirsi e apprendere sia incontestabile, soprattutto dato l’interessamento di grandi autori a questa forma di componimento. Non possiamo infatti, in un articolo dedicato alla filastrocca, non citare il mitico Gianni Rodari, l’autore-simbolo delle storie in rima. In “Filastrocche in cielo e in terra”, infatti, emerge uno scrittore attento ai giochi di parole, al divertimento della rima e alla libertà della fantasia.

Genitori e insegnanti di oggi sono cresciuti con i testi rodariani e, con piacere, passano questa eredità ai più piccoli, così da far diventare anche quest’ultimi dei veri figli di Gianni Rodari.

 

Fonti:

  • Il grande libro degli indovinelli e delle filastrocche, Davide Bregola
  • La letteratura per l’infanzia, P.Boero, C. De Luca