Si parla di sterilità quando una donna non riesce ad ottenere una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti intenzionalmente fertili. La sterilità può essere primaria, se la donna non ha mai concepito, o secondaria se la donna ha avuto in precedenza una gravidanza.
L’infertilità può riconoscere una causa maschile o una causa femminile, ma in molti casi (fino al 30%) non si riesce a individuare la causa (sterilità idiopatica).
Nel 45% dei casi non idiopatici, la sterilità riconosce un fattore maschile. Fra le cause più comuni ricordiamo quelle anatomo-funzionali, come il criptorchidismo (la mancata discesa di uno o entrambi i testicoli) e il varicocele. Nella maggior parte dei casi tuttavia vi è una problematica legata al liquido seminale come l’azoospermia (assenza di spermatozoi), l’aspermia (assenza di liquido seminale), o astenospermia (spermatozoi con mobilità ridotta). Nel 55% dei casi non idiopatici invece l’infertilità riconosce una causa femminile. La problematica maggiore è spesso l’avanzare dell’età. Infatti, l’avanzare dell’età è strettamente connessa alla perdita di capacità riproduttiva che passa dal 40% a 30 anni a circa il 10% a 40 anni. Altre cause sono alterazioni riproduttive o tubariche, malformazioni congenite, infezioni, disfunzioni ormonali ed endometriosi.
Ma perché aspettiamo 12 mesi di rapporti liberi prima di effettuare gli esami per indagare la sterilità primaria? Prima di tutto perché ad ogni rapporto le probabilità di gravidanza sono basse (circa 25%) quindi nella maggior parte dei casi non si tratta di sterilità vera ma bisogna solo aspettare il ciclo giusto e il rapporto giusto e la gravidanza arriverà spontaneamente. Inoltre è sempre bene iniziare dagli esami di primo livello: ecografia 2D e 3D, pap-test, dosaggi ormonali, tampone vaginale e cervicale e isterosalpingografia, senza mai dimenticare lo spermiogramma e l’ecografia testicolare per il partner (molte volte ci si dimentica che una grossa quota di sterilità è riconducibile a un fattore maschile!). In questo modo si escluderanno le più comuni cause di sterilità e si riserveranno le indagini più invasive come l’isteroscopia o la laparoscopia ai casi più severi.
Una causa frequente di sterilità è l’endometriosi. L’endometriosi è una patologia caratterizzata da tessuto simil-endometriale al di fuori dell’utero o comunque in zona di utero non appropriate (come il miometrio). L’endometriosi interna, note anche come adenomiosi, è caratterizzata presenza di endometrio ectopico all’interno dello spessore del miometrio, cioè del tessuto muscolare uterino. L’adenomiosi può essere causa di dismenorrea, sub fertilità, ma anche complicanze ostetriche come l’emorragia postpartum. L’endometriosi esterna, è caratterizzata da endometrio ectopico al di fuori della pelvi, o molto più comunemente in pelvi su ovaie, ma anche intestino, retto vagina, tube, e legamenti utero-sacrali. Sebbene possa colpire donne di tutte l’età, la prevalenza è massima tra i 20 e i 40 anni, con alta incidenza nelle donne sterili e in quelle con dolore pelvico cronico. Dal punto di vista sintomatico l’endometriosi è una condizione variabile che si può presentarsi con quadri totalmente asintomatici fino a disturbi invalidanti, con dolore pelvico ricorrente, dismenorrea, menorragia e metrorragia, dispareunia, infertilità e sterilità, e complicanze ostetriche quali parto prematuro. Inoltre l’endometriosi può essere causa di aderenze intraddominali, e in caso di endometrioma (endometriosi a carico dell’ovaio) aumenta il rischio di sviluppare cancro ovarico. La diagnosi dell’endometriosi può essere molto complessa i quanto i sintomi sono spesso aspecifici. In generale è fondamentale una corretta anamnesi e una visita pelvica con la valutazione del dolore all’esplorazione e della retrazione dei legamenti uterosacrali. L’imaging si avvale dell’ecografia e della risonanza magnetica o TAC, ma non sono rari i casi che necessitano di laparoscopia per avere la diagnosi definitiva. I marker sierologici sono molto aspecifici, ma talvolta il CA125 può essere utile nella diagnosi differenziale in casi selezionati. Per quanto riguarda la terapia, il trattamento varia in base alla severità dei sintomi e può basarsi su un approccio medico, con terapia ormonale, oppure chirurgica. La scelta della terapia deve tener conto anche dell’età della paziente e soprattutto delle sue scelte riproduttive dato che l’intervento chirurgico espone la paziente a un rischio intrinseco di riduzione della fertilità in caso di endometrioma ovarico.
Anche la dieta svolge un ruolo fondamentale nel ridurre dolore e infiammazione. L’obiettivo del piano dietetico è quello di migliorare la risposta all’insulina con un aumento del consumo di fibre e omega-3 e una riduzione del consumo di carne rossa, latticini e glutine. Da evitare alcol, caffeina, grassi saturi e zucchero bianco. Per quanto riguarda le donne che stanno programmando una gravidanza, le probabilità di rimanere incinta in caso di endometriosi sono più basse ma non nulle e richiedono un approccio terapeutico specifico.