Lorenzo, due anni e mezzo rifiuta di bere dal bicchiere verde e vuole bere solo da quello blu e getta tutto per terra quando la mamma insiste.

Matilde, tre anni chiede al papà per merenda i suoi biscotti preferiti; tuttavia, appena vede che sono rotti comincia ad arrabbiarsi e disperarsi perché pretende che i biscotti siano integri.

Giulio, quasi quattro anni, al mattino, si oppone, urlando e dimenandosi, nel momento in cui i genitori lo invogliano a lavarsi e vestirsi per andare a scuola.

Agli occhi degli adulti, i comportamenti sopra descritti si configurano come “capricci”, ossia agiti intenzionalmente messi in atto per “provocare” e“sfidare” l’adulto.

In realtà è fondamentale partire dal presupposto che non tutti i capricci sono intenzionali, né devono essere letti in una ottica di provocazione, sfida ed oppositività nei confronti dell’adulto, in quanto il bambino, nel momento in cui mette in atto questi comportamenti apparentemente “disfunzionali”  sta  cercando di comunicarci qualcosa.

Nella maggior parte dei casi infatti può voler comunicare o reclamare un “bisogno” di aiuto, di attenzione, di affermazione di sé, o anche esprimere un disagio, una frustrazione o segnalare la paura o fatica a tollerare le regole imposte dagli adulti che spesso rappresentano un freno verso la scoperta del mondo e di sé stessi.

Detto ciò ne consegue pertanto che non esistono bambini “capricciosi” bensì semplicemente bambini “bisognosi”.

Nel momento in cui il bambino fa i capricci è importante, quindi, riconoscere i bisogni che sottostanno a tali comportamenti: occorre pertanto che l’adulto indossi le lenti del bambino per leggere la situazione dal suo punto di vista.

Bisogna in aggiunta considerare che i bambini piccoli, soprattutto in età pre-scolare non hanno ancora le competenze cognitive, linguistiche  e soprattutto emotive  per riuscire a gestire ed auto-regolare adeguatamente le proprie emozioni,  pulsioni e frustrazioni.

La difficoltà nell’auto-regolazione emotiva, che spesso è la causa di quelle reazioni emozionali spropositate e debordanti dei bambini è dovuta al fatto che le zone cerebrali incaricate di questa gestione non sono ancora adeguatamente sviluppate.

In particolare, la corteccia pre-frontale che è deputata al controllo ed inibizione degli impulsi, alla regolazione emotiva ed alla pianificazione del comportamento risulta ancora immatura e non completamente sviluppata. La maturazione completa di questa zona cerebrale, che rappresenta in assoluto la parte più evoluta del nostro cervello terminerà solo nella giovane età adulta.

Questo significa che più i bambini sono piccoli, più i sistemi emozionali e gli impulsi primitivi riusciranno a sopraffarli con facilità. Nel bambino piccolo pertanto, i capricci, l’agitazione, l’aggressività e in generale l’intensità delle sue emozioni sono, di solito, semplicemente la conseguenza della sua immaturità cerebrale e quindi emotiva.

Prendere pertanto consapevolezza del fatto che i bambini possono avere delle reazioni emotive e comportamentali spropositate non perché mossi dal desiderio di provocare e sfidare l’adulto ma perché, a causa della immaturità di alcune zone cerebrali non riescono ad inibire le risposte impulsive, né ad auto-regolarsi, venendo di fatto travolti da una tempesta emozionale, ci orienterà e guiderà verso un atteggiamento di maggiore comprensione e tolleranza rispetto a quanto sta accadendo.

Detto ciò, risulta fondamentale che l’adulto impari a guardare la situazione da un punto di vista diverso sia per aiutare il bambino ad affrontare questi momenti difficili sia per controllare, al contempo, le sue abituali modalità di comportamento in risposta alle reazioni emotive dei bambini.

La linea evolutiva prevede che, nei primi anni di vita, a causa della difficoltà che i bambini hanno nell’autoregolazione,  la funzione di regolazione  e contenimento, soprattutto nei momenti in cui le emozioni sono particolarmente travolgenti venga svolta da un adulto emotivamente disponibile  con il bambino ed in grado di  fornirgli contenimento ed  aiuto nella regolazione dei suoi stati emozionali (etero-regolazione).

Regolare e contenere emotivamente un bambino vuol dire empatizzare ed entrare in sintonia con il bambino e con i bisogni che quel bambino ci sta comunicando.

Noi adulti, pertanto abbiamo il compito di modulare e placare la tempesta emozionale che lo attraversa, riconoscendo e legittimando le emozioni, senza sminuirle, ignorarle, né attaccarle.

Quando il bambino, grazie all’accompagnamento e contenimento dell’adulto viene co-regolato nelle sue emozioni, nella corteccia si formano dei circuiti neuronali che sviluppano alcune aree del cervello (come la corteccia pre-frontale, deputata alla gestione delle emozioni) che gli consentono così, nel tempo, di imparare a riflettere sulle proprie emozioni, anziché limitarsi a sfogarle.

È grazie al fatto, quindi, che i bambini ottengono il contenimento e la regolazione emotiva di cui necessitano  che impareranno, negli anni, a regolare e gestire da soli le loro emozioni, conquistando, in tal modo, una regolazione interna autonoma.

 

Bibliografia

S. Iaccarino, Le emozioni dei bambini, www.percorsi formativi06.it

Sito web: Infanzia  e neuroscienze, https://infanzia e neuroscienze.com

 

L’illustrazione è a cura di Federica Grilli, studentessa in Architettura