“Me lo leggi?”.

“Lo leggiamo insieme?”.

Quante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole dai nostri bimbi o nipotini? Tanto più se fin da piccoli li abbiamo abituati ad accoccolarsi sulle nostre ginocchia in compagnia di un libro, pronti a partire per una nuova avventura.

Perché, che cosa è il libro se non il veicolo più magico che esista per viaggiare tra mondi fantastici?

In questi ultimi mesi abbiamo vissuto in una situazione difficile e particolare, spesso costretti a casa per lungo tempo. La lettura per molti (sia grandi sia piccini!) è stato un modo per evadere dalle pareti di casa, per fare galoppare la fantasia e immaginare un futuro più roseo e positivo.

La lettura ad alta voce, poi, è uno strumento potentissimo per rafforzare il rapporto adulto-bimbo ed istituire una sorta di routine giornaliera legata ai libri può diventare una dolce tradizione da mantenere nel tempo, un momento di condivisione che non per forza si dovrà abbandonare quando il bambino diventerà autonomo e sarà in grado di leggere da solo.

Non dobbiamo pensare che la lettura sia da scartare quando i bimbi sono ancora piccolini, al contrario, attraverso la sua voce, l’adulto stimola un’emozione nel bambino anche quando non è ancora in grado di comprendere appieno il valore semantico delle parole. Si darà più peso, magari, alla musicalità delle parole ed è per questo motivo che spesso i libri per i più piccoli sono ricchi di rime o suoni onomatopeici.

Nell’epoca digitale nella quale stiamo vivendo siamo portati ad usare di continuo abbreviazioni e frasi semplificate, ma non dobbiamo dimenticare che più parole fanno parte del bagaglio dei nostri figli e più saranno in grado di pensare in grande. Ed è proprio questo che fa la lettura: ovvero accrescere le nostre capacità linguistiche, ma non solo!

Leggere aiuta a conoscere le nostre emozioni, insegna ad approcciarsi con la realtà nelle sue più disparate sfaccettature. La favola, soprattutto, con la sua morale insegna al bambino alcuni principi fondamentali per crescere e viver bene con gli altri e li aiuta a prendere confidenza con piccole e semplici azioni che rientrano nel loro mondo della quotidianità, come per esempio tutto ciò che fa parte della sfera della cucina.

Come la lettura, infatti, la cucina è un’attività quotidiana stimolante per il linguaggio e ottima per rafforzare il legame genitore-bambino.

Un bambino che si mette al fianco del genitore nella preparazione di un pasto impara dapprima a denominare gli utensili e gli ingredienti, ripetendo più volte il loro nome associato all’oggetto stesso, ad esempio:

“ARANCIA”, “senti che buon profumo che ha l’arancia”, “vuoi assaggiare l’arancia?”

Con l’esperienza diretta, l’apprendimento è potenziato: il bimbo non solo associa il nome all’oggetto ma ha la possibilità di manipolarlo, conoscerne la consistenza, annusarlo, assaggiarlo ed esplorarlo completamente attraverso tutti i 5 sensi. Impara così anche i verbi che attengono alla cucina (Affettare, tritare, sbucciare, legare, foderare…) e gli aggettivi legati al gusto (Croccante, cremoso, acidulo, amaro, soffice, piccante, pepato, vellutato…). Dalle parole, si passa poi alla comprensione di piccole frasi:

“Versa la farina”, “Schiaccia la banana”, “Aggiungi l’acqua”, fino ad arrivare alla costruzione di frasi più complesse e sequenze.

Oltre il linguaggio, in cucina si imparano meglio le classiche nozioni scolastiche perché applicate concretamente alla vita quotidiana, come ad esempio i principi della matematica: “dammi 5 mele”, “pesa 100ml di latte”, “taglia in 2 il pomodorino”. Il taglio delle verdure permette di addestrarsi nella geometria, gli esperimenti chimici spiegano le trasformazioni della materia e la logica serve a svolgere in sequenza le fasi della ricetta.

Oltre ad arricchire il vocabolario e applicare le nozioni scolastiche alla realtà, la cucina è un luogo privilegiato di sperimentazioni che contribuiscono nel bimbo a sviluppare alcune competenze di base chiamate funzioni esecutive: più che a giochi di simulazione della realtà, i bambini amano dedicarsi ad un vero e proprio lavoro per diventare il più possibile autonomi. Hanno più interesse a fare una vera ricetta perché hanno uno scopo reale da raggiungere, vogliono perseguirlo esattamente rendendoli costanti e ripetitivi sviluppando così facoltà che facilitano tutte le altre forme di apprendimento. Sviluppano quindi la memoria di lavoro che consente di ricordare il procedimento seguito, consolidare le esperienze passate e mettere gradualmente in atto una serie di operazioni precise allo scopo di raggiungere un determinato obiettivo:

“Mi ricordo che devo prima lavare il pomodoro strofinandolo sotto l’acqua, poi asciugarlo e infine affettarlo tenendolo in un certo modo”

Si sviluppa il controllo inibitorio, che permette di raggiungere profonda concentrazione, di essere costanti, di non farsi distrarre alla minima occasione e di controllare le proprie azioni ed emozioni: “La mamma sta facendo un’altra cosa… Non importa, rimango concentrato in quello che sto facendo!”

Si sviluppa la flessibilità cognitiva che consente di individuare gli errori commessi e di adattare il proprio comportamento o di adottare una nuova strategia per conseguire gli obiettivi prefissati: “Ops mi è caduto il seme del limone nell’impasto… niente paura! So che posso recuperarlo con un cucchiaino”

Ma quando ci mettiamo ai fornelli insieme ai bimbi oltre le abilità, trasmettiamo anche valori: primo tra tutti il rispetto, per il cibo, per coloro che l’hanno preparato, per se stessi e per gli altri con cui lo condividiamo. Trasmettiamo il gusto del lavoro benfatto, l’apertura al diverso (Ad esempio preparando e assaggiando alimenti o piatti tipici di altre culture), il piacere del dono, di fare qualcosa non solo per se stessi ma anche per gli altri, la generosità. Il prepararlo insieme poi, cambia il sapore del cibo: si familiarizza con gli alimenti insieme e questo è uno dei metodi più efficaci per sviluppare il senso del gusto e limitare le reazioni di rifiuto verso un determinato cibo.

Come tutte le attività sensoriali, la cucina crea emozioni e farlo insieme, è un modo per nutrire la mente oltre che lo stomaco.

È importante, quindi, condividere molti momenti con i propri bimbi e attività come leggere un libro insieme o cucinare fianco a fianco possono sicuramente aiutare a crescere, stimolare la curiosità, la fantasia e la voglia di imparare.

 

Marica Bartoccioni, Infermiera veterinaria e foodblogger

Margherita Orsero, Storica dell’arte e autrice di libri per bambini

 

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